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Torrebelvicino

È località d’esordio della Val Leogra, che da Schio s’innalza verso il passo di Pian delle Fugazze e il monte Pasubio. La sede comunale si trova a 260 metri di quota, ma l’impervietà del territorio risalta nelle cime prealpine che lo dominano: a nord il monte Enna (m 975) e a sud il monte Civillina (m 946). Nel toponimo sono riassunti i caratteri salienti della vicenda storica: «belvicino» deriverebbe infatti da una voce retica riferibile a un luogo sacro presso una fonte d’acqua; «torre» starebbe poi a ricordare un presidio militare d’epoca romana e «pieve», infine, a sottolineare il ruolo della chiesa locale nella cristianizzazione della valle. Un centro rilevante, dunque, prosperato nei secoli grazie ai traffici sulla strada tra Vicenza e Trento, con tutto quel che ne è conseguito in fatto di commerci e scambi culturali tra la pianura Padana e i paesi d’Oltralpe. Quanto alla realtà alimentare, prima dell’espansione dell’industria scledense, Torrebelvicino ha condiviso le attività agropastorali degli altri comuni della valle e goduto della loro stessa fama per la produzione salumiera, associando il proprio nome alla bondola, a fronte del primato di Valli del Pasubio per la sopressa.

 

Rassegna stampa dei prodotti De.Co. di Torrebelvicino

 
La bondola di Torrebelvicino

Il termine «bondola» deriva forse dal latino «botulu», che sta per budello, o ancor più probabilmente da una voce arcaica d’ambito padano indicante un oggetto di forma tondeggiante. Questi insaccati d’impasto analogo al cotechino, hanno tuttavia pezzatura maggiore e forma tondeggiante per via dell’insaccatura in vescica. Quanto alla preparazione, carni e cotiche, nelle proporzioni codificate dalla tradizione contadina, vengono macinate singolarmente, quindi impastate con aggiunta di sale e aromi (pepe, cannella e chiodi di garofano), rimacinate assieme e infine insaccate in una vescica di maiale o vitello, tutt’al più in ritagli di budello di vacca. Questo accorgimento trova motivo d’essere nell’esigenza di prolungare la conservazione dell’insaccato, di modo che le bondole possano essere consumate successivamente ai cotechini, fino a primavera. Il consumo è previa cottura in acqua e gli abbinamenti sono gli stessi del cotechino: salsa di rafano («cren»), radicchio di campo stufato o altre verdure bollite.

Prodotto caratteristico è la bondola con la lingua, che consente la conservazione di questo taglio di carne inserendolo intero nel cuore dell’insaccato o a pezzi mischiato all’impasto dopo una breve salmistratura. Da segnalare, l’antica usanza di portare in tavola la «bondola col lengual» nel giorno dell’Ascensione, festività che cade per lo più in maggio; è quello che gli antropologi definiscono rituale atropopaico, affidando al consumo della lingua di maiale il valore di scongiuro contro i morsi dei serpenti, animali a lingua bifida, che proprio in questo periodo dell’anno tornano a mostrarsi nei campi. È a questa tradizione, che si ispira l’odierna Sagra della Bondola, in calendario a Torrebelvicino nelle domeniche del mese delle rose.